“Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.” (Luca 10,35-37).

Il ritorno di gioia dei settantadue dalla missione di annuncio è stata una sorpresa per Gesù. Al punto che Gesù esulta e ringrazia il Padre per il dono che egli stesso ha ricevuto da questi discepoli missionari, persone normali e semplici ma ricche di fede e di testimonianza vera.

Il gioire di Gesù però dura poco. Un Dottore della Legge vuole mettere alla prova Gesù. La domanda rivolta a Gesù è capziosa perché vuole di fatto contestare l’insegnamento di Gesù. Per scelta Gesù non enfatizza il tema dell’eredità che espone ciascuno a trascurare la concretezza del vivere oggi per il bene eterno che è la misericordia e l’amore di D-o.

Gesù è anche ironico con il Dottore della Legge. A sua volta rimbalza la domanda. Che cosa dice la Legge. L’ironia di Gesù è nella battuta: “come leggi?”

Il Dottore della Legge, giurista, correttamente richiama il dovere di amare D-o che tre volte al giorno ogni ebreo prega ripetendo lo Shemá Israel. Aggiunge anche un passo del Levitico che ricorda il dovere di amare il prossimo come sé stessi. É chiaro che per l’interlocutore di Gesù nulla può superare l’amore di D-o e che il prossimo si intende solamente quelli che appartengono al popolo di Israele.

C’è un particolare che non si può sottacere in questo dialogo: come si ama D-o? Solo con le preghiere e lo studio della Parola? Non é il caso che la Parola debba essere vissuta? E l’uomo, l’altro da noi, il nostro prossimo non é dalla creazione dono di D-o? L’uomo e la donna doni di D-o poi vanno amati meno di D-o e e devono essere distinti a seconda di chi é più o meno vicino a noi?

Il Dottore della Legge, per giustificarsi, chiede a Gesù chi è il suo prossimo. Seconda domanda capziosa!

Gesù non fa discorsi, racconta una storia, quella del buon Samaritano che a differenza di un sacerdote e di un levita, non passa oltre ma prova compassione e si prende cura e chiede ad altri di prendersi cura del malcapitato viandante derubato e mezzo morto che scendeva da Gerusalemme a Gerico.

Qual è l’insegnamento che viene rivolto a noi? É semplice: prestare attenzione, ascolto, ai bisogni del prossimo. Prendersi cura. Così ci si avvicina al Signore della vita. Non sono i riti, le preghiere al Buon D-o che sono sufficienti ad amare D-o. É dal cuore di ogni uomo e di ogni donna, dalla compassione, dall’essere misericordiosi che si ama il Signore.