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26/06/2024 – S. Cirillo di Alessandria

Luca 8, 19-21

Andarono dal Signore Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

#relazionecolPadre #faresilenzio 

In questa pagina di Vangelo Gesù scompiglia le carte rispetto a quella che potrebbe essere la logica umana: quando gli riferiscono che i suoi familiari lo stanno cercando spiazza tutti, dando una definizione di familiarità che non corrisponde al legame di sangue, ma al rapporto che si intrattiene con Dio Padre.

Gesù ci invita a porre lo sguardo sulla relazione che vogliamo stabilire con il Padre, affinché possiamo essere plasmati dal suo Amore incondizionato.

Il legame si svolge su due binari: l’ascolto e la conseguente pratica. Da un lato vi è l’invito a porci nella condizione di ricevere una Parola che può cambiare la nostra vita; tra le righe si
può scorgere la bellezza di fare silenzio per lasciarci riempire dalla Sua Presenza. Lasciare gli affanni e le sfide che la vita ci pone di fronte, gli eventi a cui non riusciamo a dare significato
e le azioni/reazioni delle persone incontrate sul nostro cammino che spesso non comprendiamo. La proposta è entrare in quel riposo che solo il Signore può darci per poter nutrirci di Lui.

A questo primo passo corrisponde un essere nel mondo che sia guidato dalla Sua prospettiva, dal suo modo di guardare il mondo. Uno sguardo che non si limita a giudicare le esperienze a
volte dolorose o le relazioni complicate come un peso insopportabile, ma occasione di agire per il bene, per vedere anche in quelle situazioni la Sua Vicinanza per diventare riflesso della
Sua Luce, laddove sembra tutto avvolto dalle tenebre.

Lasciamoci guidare nella giornata di oggi da questa preghiera che ci invita a guardare con gli occhi pieni d’amore gli avvenimenti che la giornata ci riserverà:

Signore, nel silenzio di questo giorno che nasce, vengo a chiederti pace, sapienza e forza. Oggi voglio guardare il mondo con occhi pieni di amore; essere paziente, comprensivo, umile dolce e buono.  Vedere, dietro le apparenze, i tuoi figli, come tu stesso li vedi, per poter così apprezzare la bontà di ognuno.
Chiudi i miei orecchi alle mormorazioni, custodisci la mia lingua da ogni maldicenza; che in me ci siano solo pensieri che dicano bene.
Voglio essere tanto bene intenzionato e giusto da far sentire la tua presenza a tutti quelli che mi avvicineranno.
Rivestimi della tua bontà, Signore, fa’ che, durante questo giorno, io rifletta te.

25/06/2024 – Martedì della 5ª Settimana dopo la Pentecoste

Luca 8, 16-18

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.

 

Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

#ascolto #esserciPerl’Altro #silenzio

Come è difficile l’arte dell’ascolto! Manca il silenzio, manca il tempo. E a volte manca l’umile disponibilità a fare posto dentro di noi a qualcosa che ci possa mettere in discussione e a lasciare che l’altro ci interpelli e ci scomodi nelle nostre confortevoli certezze.
Abbiamo così tanto da dire a Dio da non lasciarlo nemmeno parlare.

Esserci è ascoltare.

E l’ascolto può diventare, se lo si esercita attentamente, un’attività che coinvolge l’intera persona. Ascoltare davvero significa esserci per l’Altro.

Sì, l’ascolto di Dio è un’operazione difficile. Richiede da parte nostra il silenzio, ma anche la povertà interiore, l’attenzione, un atteggiamento di ricerca.
La Parola di Dio ci è data per ogni nostro oggi, è viva e penetrante per chi le riserva silenzio, tempo, docilità. Come la luceche si irradia naturalmente e pervade la vita.
Allora il silenzio non è più sinonimo di vuoto insopportabile ma diventa pienezza di Presenza che infonde gioia e serenità.

O Maria, Madre della Parola e del silenzio,
dona a noi il silenzio
che suscita nel cuore la gioia dell’ascolto,
ottienici di essere veri, vivi, autentici,
di sentire che
tutto ciò che è difficile diventa facile,
ciò che è ingarbugliato diventa sciolto,
ciò che è oscuro diventa luminoso
in forza della Parola.
(Carlo Maria Martini)

12/10/2023 – S. Serafino da Montegranaro

Lc. 21, 25-33

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

 

 

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.

 

Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

 

 

E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina.

 

Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

 

 

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

#speranza #risollevatevi #alzateilcapo #Gesùèpresente

I versetti che la liturgia ci invita a meditare quest’oggi si inseriscono in un capitolo caratterizzato da immagini catastrofiche e predizioni angoscianti. Le parole di questo brano portano in realtà un respiro di speranza e di novità, pur parlando ancora una volta di “popoli in ansia, uomini che moriranno per la paura e l’attesa, potenze dei cieli che saranno sconvolte”….

La speranza sta nel fatto che, questi accadimenti umanamente drammatici, sono il preludio alla venuta del regno di Dio. E’ davvero difficile da comprendere, pare che Gesù stia paragonando l’avvento del suo regno eterno, che non è di questo mondo, allo sfacelo della nostra terra e della condizione umana come la intendiamo noi….

Ma riflettendo e pregando su queste parole, alla luce di quanto sta succedendo nella terra che fu percorsa dal figlio di Dio nei suoi giorni terreni, dove l’ennesima assurda guerra è esplosa, credo che il messaggio sia diverso: proprio quando tutto ciò che passa sembra sgretolarsi, Gesù si fa presente con segni inequivocabili!

Quando l’odio divampa, la natura violata si ribella, tutto diffonde intorno a noi un alone di buio, proprio in quell’oscurità stiamo desti! Risollevatevi e alzate il capo ci ha detto Gesù, perché tanti germi di vita nuova sono stati sparsi a piene mani e pongono le loro radici nella desolazione per irradiare con la loro bellezza pezzi di umanità sfigurata: penso a tutti coloro che aiutano, soccorrono, ricreano e ricominciano ogni volta che il male colpisce. “Risollevatevi e alzate il capo”.

Davanti al dolore, alla guerra, alla morte, ci sentiamo schiacciati verso terra, vacilliamo e cadiamo, ma Papa Francesco ci ha più volte amabilmente esortati: il problema non è cadere ma restare caduti!

Non dobbiamo fare il gioco del male lasciandoci andare al lamento e alla disperazione, insieme facciamo memoria l’uno all’altro su cosa, o meglio, su chi si fonda la nostra speranza.

Infine, Gesù racconta una parabola: usa l’immagine del fico, così familiare ai suoi uditori. Non ci avevo mai pensato, ma il fico è una pianta che non passa attraverso la fioritura eppure produce frutti buonissimi; non ci colpisce per la bellezza dei fiori, ci raggiunge con la sostanza dei frutti.

La salvezza di Dio, allo stesso modo, passa attraverso il legno della croce di Suo figlio, non possiamo dimenticare questo passaggio. Eppure, pur non avendo una bellezza apparente è l’unica che porta frutti duraturi.

Risollevatevi e alzate il capo”, ci esorta a fare Gesù, aprire gli occhi per vedere con la luce della fede quanto accade intorno a noi: chiediamo il Suo aiuto per riuscire a compiere un passo così coraggioso e, direi , rivoluzionario…. Noi siamo la generazione che oggi ascolta questa parola, a noi spetta decidere come accoglierla e metterla in pratica.

 

11/10/2023 – S. Alessandro Sauli e S. Giovanni XXIII

Lc 21, 20-24

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia.

 

 

In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti».

#difficoltà #male #tempodiconversione #benechediffondiamo

Gesù, ai discepoli che in sua presenza avevano vantato la bellezza del Tempio, contrappone le difficoltà di fronte alle quali essi si troveranno, perché siano pronti ad affrontarle e siano sicuri che “nemmeno un capello del vostro capo perirà” (Lc 21, 18).

Lette oggi le sue parole, sembra che ci mettano di fronte a quello che sta accadendo ogni giorno attorno a noi: guerre, devastazioni, popolazioni che fuggono dal loro paese, vendette che si abbattono su innocenti, donne che perdono i loro figli ancora nel grembo o neonati, calamità…

Il male sembra prevalere e noi ne siamo scandalizzati, rischiamo di perdere la speranza, di scoraggiarci e rassegnarci. Ma il Signore ci ha assicurato che non sarà il male a vincere: “finché i tempi dei pagani non siano compiuti”. Cioè c’è un tempo in cui gli uomini si convertiranno ed entreranno a far parte del Popolo di Dio, la Chiesa.

Ma questo tempo dipende anche da noi, dalle nostre mani, dalla testimonianza che diamo, dal bene che diffondiamo contrapponendo all’odio l’accoglienza, all’avidità la generosità, all’egoismo l’ascolto dell’altro, all’intolleranza la fraternità.

10/10/2023 – S. Casimiro e S. Daniele Comboni

21, 10-19

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome.

 

 

Avrete allora occasione di dare testimonianza.

 

 

Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.

 

 

Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

#rischi #nemmeno1capello #

Luca per quasi tutto il brano di Vangelo tiene un tono che pare quasi minaccioso, come se Gesù volesse metterci in guardia da tutti i rischi che la sua sequela comporta (rischi che tra l’altro lui ha vissuto in prima persona). Scegliere di seguirlo significa “mettersi nelle sue mani”, accettando anche le difficoltà che può comportare.

Ma queste intense e dettagliate righe, vengono poi controbilanciate da un’unica espressione: “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”.
Gesù ci sta rassicurando e ci sta dicendo che siamo preziosi agli occhi del Signore, che persino i capelli del nostro capo sono contati e che qualsiasi nostra piccolezza sta a cuore al Signore. Gesù ci sta dicendo che nulla del nostro agire, del nostro essere, andrà perduto.

Questa certezza è quella che può mitigare qualsiasi avversità, anche il rischio di essere abbandonati da chi ci vuole bene.
Questa certezza è quella che fa sì che, nonostante i timori, “non possiamo tacere tutto quello che abbiamo visto e ascoltato”(At 4,20).
Questo affidamento è ciò che può infonderci forza per non preoccuparci eccessivamente di ciò che accadrà, per non farci travolgere dall’ansia di come faremo
ad essere suoi testimoni, di quale parole dovremo utilizzare, di quale sarà l’atteggiamento adeguato, perché sarà lo Spiritoa suggerirci cosa dire o cosa fare, se
crediamo fermamente che lui soffia incessantemente su di noi.

Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
(Dal Salmo 144)

09/10/2023 – S.S. Dionigi e compagni – S. Giovanni Leonardi

Lc 21, 5-9

Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse:

 

 

«Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

 

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!

 

 

Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

#Tempio #Luialcentro #idolo #fine

Colpisce subito una contrapposizione: da una parte il tempio “ornato di belle pietre”, di cui però “non sarà lasciata pietra su pietra”.

Il Tempio di Gerusalemme era un monumento meraviglioso; “IL” Tempio, che rischiava però di diventare lui stesso l’oggetto del culto. Non più casa del Signore, ma quasi un oggetto di idolatria. Gesù vuole metterci in guardia: per quanto belle e grandi sono le nostre opere, senza di Lui esse rimangono fini a sé stesse. Anche l’opera, il progetto più bello che realizziamo, rimane senza senso se non mettiamo Lui al centro, come fine ultimo, ed è destinata a scomparire e ad essere dimenticata.

I cristiani dell’epoca di Luca avevano già assistito alla distruzione del Tempio e nel momento in cui Luca scriveva erano perseguitati e temevano per la vita, loro e dei loro cari. 

Luca, parlando loro così come ai cristiani in tutte le epoche, anche a noi, lancia un avvertimento: “non date ascolto ai falsi profeti, che in realtà vi fanno guardare solo alle cose del mondo, a opere terrene destinate a essere distrutte. Le sofferenze che patite non sono la fine, non sono l’ultima parola sulla Vita. Lui può farvi guardare avanti.”

Ho corso mai il rischio di concentrarmi su un mio lavoro, un mio progetto, per quanto bello, e di idolatrarlo? Considerarlo l’unico fine?

Ripenso alle fasi difficili della Vita, e al fatto che non sono la fine, ma solo guardando a Lui posso riuscire a proseguire.

08/10/2023 – 6ª Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni

Luca 17, 7-10

In quel tempo. Il Signore Gesù disse:

 

 

«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sèrvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

 

 

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

#pretesadiricompensa #lavitaèdono #Diofedele #maiSoli #testimoniTeneriAccanto #servireconGioia

Mi pare che la liturgia di oggi nasconda parecchi possibili fraintendimenti sulla sofferenza e sul servizio, sul senso del dovere. Stiamo quindi attenti ad un ascolto vero per trovare un filo rosso preciso.

Conosciamo la vicenda di Giobbe e la tentazione è chiedersi perché Dio abbia permesso tanto male per lui, uomo integro; così pure ci verrebbe forse da essere solidali con chi ha lavorato tutto il giorno e si aspetta un trattamento benevolo o riconoscente dal datore di lavoro… Noi vorremmo ci venissero ricompensati tutti i nostri sforzi e lavori e pensiamo sia doveroso (almeno è quello emerso in classe da alcuni studenti, parlando del “denaro”) che quello che ci guadagniamo sia nostro e pretenderemmo che chi è buono non subisca mai nessun male dalla vita, sarebbe ingiusto!

Eppure la nostra logica non è esattamente la logica di Dio. Su questo non abbiamo mai pace, vorremmo averla vinta sempre noi e imporre a Dio le nostre ragioni. Ma Dio non è contro di noi, non vuole farci soffrire, non ci impone nulla per dovere!

Ancora una volta, la preghiera finale di Giobbe (Giobbe 1, 21), le parole di Paolo (2 Timoteo 2,13) contengono due verità: fin dalla nascita nulla ci appartiene, la vita stessa è dono di Dio e nessun merito è nostro; e cosa più importante, di fronte a tutte le nostre infedeltà e fallimenti, Dio resta fedele perché non può rinnegare se stesso. Questa è la Buona Notizia di oggi! Questa è la gioia che riceviamo oggi: Dio ci è accanto sempre senza pretendere nulla, non ci molla mai!

Inoltre Paolo ci ricorda un’altra perla preziosa: “la Parola di Dio non è incatenata!” (2 Timoteo 2, 9). Affidiamoci alla Sua Forza, che è la parola consolante dell’AMORE che non ci lascia soli nelle difficoltà. “Sia benedetto il nome del Signore!” dice Giobbe, che evidentemente riconosce sempre la presenza del Buon Dio accanto a sé, nonostante i drammi e le tragedie umane che gli sono capitate.

Chiediamo allo Spirito la fortezza che ci mantenga saldi nella fede durante le prove della vita.

…quello stesso Spirito che sta guidando i vescovi della Chiesa nel cammino del Sinodo, per cui c’è molto da pregare!

 

Questa è la sfida alta che ci attende oggi, che ci è consegnata da Giobbe e dalla figura del servo: smettiamo di pretendere, invece gioiamo per quando portiamo a compimento la nostra vocazione di figli di Dio di amare o riusciamo a realizzare la missione ricevuta di fare del bene; chiediamo a Dio di poter essere anche noi suoi testimoni credibili, nella capacità di stare accanto abbracciando delicatamente e teneramente i fratelli e le sorelle che stanno attraversando periodi tosti della vita, come farebbe Dio. Possiamo essere compagni e amici consolanti inviati dallo Spirito.

 

Infine, oggi rileggendo le ultime parole del vangelo, non posso non chiedermi con una certa urgenza: il servizio che svolgo, per chi è fatto? per gloria personale, per senso del dovere, per amore, per un bisogno reale del mondo, per dimostrare la mia bravura, per colmare un vuoto, perchè so qual è la mia identità e vocazione? Sono lieta di servire a Qualcuno? Nel mio servizio nella Chiesa e in AC trasmetto la gioia del credere?

07/10/2023 – B.V. Maria del Rosario

Luca 1, 26b-38a

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

 

 

Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

 

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

 

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

 

Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio
dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

 

 

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

 

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

 

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

#piccolovillaggio #luogodell’incontro #giovanedonna #nuovoprogetto #donnadiFedeAscoltoObbedienza

E’ sempre emozionante ritrovare questo brano che ci narra dell’annunciazione dell’angelo a Maria: passo famosissimo, celebrato da innumerevoli opere d’arte.

Quando Elisabetta porta ormai da sei mesi in grembo il bambino annunciato dall’angelo, Giovanni, lo stesso angelo Gabriele è mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret. Era stato inviato presso Zaccaria, sacerdote a Gerusalemme, nel Tempio, nell’ora dell’offerta dell’incenso: ora invece è inviato in un piccolo e sconosciuto villaggio. Non a caso Natanaele, invitato da Filippo a seguire Gesù, si chiederà: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?” (Gv. 1,46).

Gerusalemme è ovviamente la città predestinata ad accogliere la venuta del Signore.
Gerusalemme, la città di Davide, la città del Tempio cioè del luogo dell’incontro tra Dio e il suo popolo. Preferibilmente il Messia dovrà nascere qui: invece questo non accade. Da Zaccaria ed Elisabetta non nasce il Messia, bensì l’ultimo dei profeti: Giovanni il Battista.
Invece l’annuncio tanto atteso da Israele arriva in pieno nascondimento a Nazaret, villaggio mai nominato in tutto l’Antico Testamento. E lo riceve non un uomo come Zaccaria, ma una giovane donna. E neppure per opera di un uomo.

Ma tutto questo non ci rivela forse un nuovo progetto da parte di Dio? E tutto questo non ci evidenzia forse una nuova logica di Dio?

Non Gerusalemme dunque, la città santa, ma Nazaret la periferia. Non un uomo ma una donna. Zaccaria riceve Giovanni. Maria riceverà Gesù, la primizia del nuovo Regno. Giovanni il Battista prepara la via del Signore, ma Gesù è la vera via, l’incarnazione di Dio.

E tutto avviene grazie a Maria, giovane donna di fede e che sa ascoltare. Maria accoglie la parola del Signore, la custodisce, cerca di interpretarla, di pensarla, di meditarla. Nel corso dell’evento dell’annunciazione, Maria continua ad essere e a mostrarsi non solo donna della fede e dell’ascolto ma anche donna dell’obbedienza.

Si definisce serva del Signore e si pone totalmente al suo servizio: in lei possiamo leggere l’icona autentica della Chiesa e del credente, sottomesso al primato della Parola e all’azione dello Spirito Santo.

06/10/2023 – S. Bruno

Luca 20, 45-47

In quel tempo. Mentre tutto il popolo ascoltava, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dagli scribi, che vogliono passeggiare in lunghe vesti e si compiacciono di essere salutati nelle piazze, di avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti; divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa»

#vigilare #farsivedere #metterealcentroL’altro #gratuità

La pericope di oggi è molto breve ma parecchio incisiva.

Gesù si trova nel tempio e dopo aver risposto ad una domanda posta dai sadducei sul tema della resurrezione dei morti, invita i discepoli a stare attenti, a vigilare, a non avere come modelli gli scribi.
Ci viene chiesto: “Tu che posto scegli nella vita?“.
Sei tra coloro che amano essere riconosciuti, avere tanti followers e cercare un like in più?
Sei in balia degli altri? Quello che pensano ti condiziona?
Quando aiuti gli altri, per quale motivo lo fai? per farti vedere, per farti elogiare o perché veramente ti sta a cuore l’altro?

Un monito ancora più duro riguarda coloro che pregano per farsi vedere.
La tua preghiera è fatta di apparenza? come nella parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18), il primo si sente migliore dell’altro, digiuna e paga la decima, rispetta tutte le norme religiose.

In molte occasioni abbiamo dentro di noi uno scriba che è più attento alla forma, al farsi vedere, al vivere fuori da noi stessi.
Gesù indicherà ai discepoli il modello da seguire: la vedova che offre tutto quanto aveva per vivere.
Questa donna, pur mancando di punti di riferimento e dei mezzi di sostentamento, è capace  di mettere al centro gli altri, compiendo gesti di assoluta gratuità.

Proviamo a rientrare in noi stessi: quali sono i modelli che seguiamo?

05/10/2023 – S. Fausti a Kowalska

Luca 20, 41-44

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, se Davide stesso nel libro dei Salmi dice: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”?

 

 

Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?».

#realizzareRegnodiDio  #messia #croce

Alla fine della prima parte del Vangelo di Luca, Gesù ci ha interrogati su cosa avevano capito di Lui: “chi sono io per voi?” E la risposta che diamo è: tu sei il Cristo (il Messia ) il figlio del Dio vivente.

Ed ora la seconda domanda: “Ma voi avete capito come io, il Messia, realizzerò il Regno di Dio?”
E la risposta suggerita da Gesù è: “Lo realizzerà Dio, non come gli uomini (anche noi) se lo aspettano. Lo realizzerò come vuole la volontà di Dio mio Padre”

IL Messia è Dio e Dio è un uomo. Per uomo si intende la carne, la fragilità che ha assunto tutte le nostre condizioni, è conoscere Dio nella debolezza e nella fragilità.
Il  teologo Bonhoeffer, in una delle lettere dal lager, dice che la croce di Gesù è l’infinita distanza che Dio ha posto tra sé e le nostre immagini di Lui.
Camminare insieme a Gesù, seguirLo e dimorare con Lui è l’occasione, il tempo prezioso, che disponiamo per annullare le nostre false immagini di Dio, come deformate da uno strano specchio.

Preghiera
Oracolo del Signore al mio Signore:
«Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi».
Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
«Domina in mezzo ai tuoi nemici.
A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato».
Il Signore ha giurato
e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek»

dal Salmo 109 (110)