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25/08/2022 – Ore 23.01

Signore e Signori candidati della politica che sarete eletti alla Camera e al Senato della Repubblica e voi Segretari e Presidenti di partito: per favore stavolta non dite che avete vinto queste elezioni! E non esaltatevi!

Ricordate solamente che siete a servizio del nostro Paese e della nostra amata Repubblica. Inchinatevi a servire il bene comune che é indicato nella nostra bellissima Costituzione.

Non ringraziate chi Vi ha eletto perché vi è stata affidata una grande responsabilità. Siate sobri, solidali e ascoltate la gente comune con discernimento.

E non venite a dire che siete orgogliosi di essere stati eletti. Datevi da fare subito per migliorare la vita dei concittadini che vi hanno eletti.

In tempi come questi quello che conta è ascoltare il grido dei poveri e degli ultimi prima di quello dei ricchi e di chi sta bene. La Politica con la P maiuscola inizia da questa prima attenzione.

Lucio Turra

Politica? Io sto con Greta

Si fa un gran parlare della collocazione dei cattolici all’interno dei vari schieramenti politici, specie dopo l’ultima uscita di Renzi dal Pd e quello che succederà nel centro destra, dopo l’uscita di Salvini dal Governo. Una cosa mi viene spontanea da chiedere (forse da ingenuo) alla Lega di Zaia: voi non fate una revisione sulle scelte politiche del vostro leader?

Ma torniamo alla questione iniziale: il ruolo e la presenza dei cattolici in politica.

Confesso che questo tema a me sembra usurato e certi dibattiti ormai inutili e inconcludenti perché hanno solo lo scopo di animare il dibattito all’interno di certi ambienti e poco più. La concretezza delle proposte è lasciata solo ai buoni pensieri. Voler rimettere insieme i cattolici in un unico contenitore è semplicemente una folle chimera.

Dopo la fine della Democrazia Cristiana, stagione unica e limitata storicamente, é velleitario pensare di rimettere i cattolici tutti insieme, appassionatamente. Ci sono troppi personalismi nel mondo cattolico e, al di là degli stimoli di qualche vescovo, la verità di fatto sta che la realtà é complessa, anche perché il nostro Paese é ancora un Paese dai mille comuni. Dobbiamo trovare ancora una centralità e poi siamo in una realtà da pensiero debole e poco appassionato e pensoso sul futuro, da Nord a Sud, da Est a Ovest.

In questi anni ho raccolto una quantità di articoli, interventi e relazioni sui cattolici e la politica, ma non ho trovato niente di nuovo sotto il sole. Ho scambiato alcune battute con il mio presidente, Matteo Truffelli, sul fatto che é stato invitato a parlare di politica con la P maiuscola in oltre trenta città del nostro Paese. Se da un lato é un gran bene che si discuta, dall’altro le riflessioni restano purtroppo confinate ai convegni e alla memoria.

Allora mi sono chiesto, visto e considerato che l’unico mio impegno recente in politica (fermo a dieci anni fa) é stato dedicato ad una associazione civica della mia città, io da che parte sto?

E la risposta che mi sono dato immediatamente é questa: io sto con Greta! Dovrei anche dire che sto con la Laudato Sii di Papa Francesco!

Non ho la pretesa di convincere nessuno. Voglio solamente affermare che una politica seria parte dai problemi veri e quello che Greta propone è una cosa seria. Ma nel nostro Paese, nella nostra Europa ci sono altre questioni che di pari passo richiedono scelte politiche importanti.

Credo fortemente che dobbiamo convertire la nostra vita, i nostri stili, non solo per salvarci ma per rendere più bello questo nostro Paese, questa nostra Italia, questa nostra Europa, questo nostro Mondo.

Sono stufo degli sfruttatori di ogni tipo, dei signori della guerra, dei furbetti di quartiere (partendo da quelli che non dividono i nostri scarti quotidiani  a quelli che parcheggiano senza rispetto …), di quelli che evadono le tasse e di quelli che si arricchiscono sulla pelle dei poveri. Ricordo a questi ultimi che rubare ai poveri non é solo reato, é un abominio (c’è scritto nella Torah, Deuteronomio 24,14).

Spero che l’impegno di Greta si diffonda in tutto il mondo. Non serve una visione ristretta ad un ambito, ad un territorio, ad un Paese o ad un continente. Spero che Greta faccia nascere una politica davvero green in tutto il mondo. So di essere un idealista ma sono convinto che questa sia la strada da percorrere soprattutto da noi che ci diciamo cristiani, cattolici impegnati.

21/08/2019 – Una Politica Educata

Una politica educata

La crisi di governo che si è istituzionalmente aperta ieri, dopo giorni di tira e molla, ha messo in triste evidenza che non si tratta solo di una crisi politica, ma una crisi che ha radici più profonde.

E non si tratta solo di esercitare una critica necessaria a posizioni politiche più o meno condivisibili, ma al modo con il quale si affrontano i veri problemi di un Paese, il nostro, che sta arretrando e non crescendo.

Una politica seria rispettosa dei diritti di cittadinanza, di rispetto del “popolo” come molti si ostinano a dire, di attenzione agli “italiani”, ha e trova senso se é una politica educata.

E quando parlo di politica educata mi riferisco al fatto che ha a cuore il bene comune, di tutti e di ciascuno.

Invece in questi ultimi anni, ma segnatamente in questi ultimi mesi, abbiamo assistito ad una politica fatta di tattiche, di utilizzo smodato e irriverente di tweet sui social, una politica da prime donne, di logiche solo legate all’interesse personale, ad un utilizzo delle Istituzioni (che sono un bene comune) finalizzato a fare i propri interessi, e, perfino, all’utilizzo dei simboli religiosi per giustificare le proprie scelte di parte.

L’Italia che io amo e di cui mi sento fiero di appartenere merita qualcosa di più e di meglio per la vita di chi ci vive. La storia del nostro Paese, per quanto possa essere stata travagliata e spesso incapace di esprimere il meglio, é una storia di solidarietà, di fraternità, di impegno per il prossimo, non una storia di chiusure, di emarginazione, di difesa dei “miei” e di quelli della mia parte.

Un Paese che voglia essere proteso verso il bene parte da una logica che include non che esclude. E questo a tutti i livelli della vita delle persone.

Ci sono degli illustri testimoni che oggi molti dei politici italiani dimenticano che hanno costruito l’Italia con sacrificio e non con i privilegi, con sapienza e abnegazione, con spirito di servizio e con rinunce.

Quello che vediamo oggi va esattamente sul piano opposto. E questo lo si vede solo guardando allo stile di taluni politici, di taluni modi di parlare, di taluni modi che incentivano al conflitto e all’odio, di taluni modalità che privilegiano solo se stessi.

Il nostro Paese non ha bisogno di gente con i pieni poteri, ma di gente che si mette a servizio degli altri. Il nostro Paese non ha bisogno del solito uomo forte. Il nostro Paese ha bisogno di processi condivisi e di politici sensibili agli esclusi, alle povertà, prima di tutto e nel contempo a fare crescere il nostro amato Paese in innovazione, qualità, sostenibilità, rispetto per la gente comune e per l’ambiente.

All’Italia e agli italiani non sono mai mancate le capacità di inventare, di avere il culto di ciò che è bello e buono, di fare qualità a ciò che si costruisce giorno per giorno. É in tutti i luoghi sparsi nei nostri territori.

Tutto ciò sarà possibile se la politica sarà “educata”, se i politici avranno a cuore prima di tutto di servire non di essere serviti o asserviti ai propri interessi.

09/05/1978 – 09/05/2018

Sono trascorsi quarant’anni dall’assassinio di Aldo Moro, dall’assassinio della sua scorta, dalla follia violenta e omicida delle brigate rosse.

É come se fosse ieri ripercorrere quel tempo che sembra lontano ma che é vivo nella memoria. Ricordo il luogo, il momento, di quel tragico annuncio.

Fa impressione immaginare ancora oggi che la morte di questo grande uomo politico ancora oggi non sia servita a farci capire quanto importante sia una politica con riferimenti alti, una politica a servizio della gente, specie dei più deboli.

Eppure il pensiero politico di Aldo Moro é, ahi noi, ancora più attuale, non solo per una politica intesa come servizio al bene comune ma anche come sogno per poter costruire un Paese dove l’alternanza alla guida potesse realizzarsi con rispetto reciproco, con scelte condivise e rivolte a far crescere un Paese unito.

Invece ci troviamo oggi a constatare, con grande rammarico, che anziché andare avanti siamo tornati decisamente indietro. L’Italia, il nostro amato Paese, é diviso da tanti punti di vista, non sa trovare ancora una identità che unisca le diversità e che sia fermento di ideali e valori alti.

Anzi stiamo forse retrocedendo anche perché siamo rappresentati da una classe politica che non ha memoria, che é impreparata ma che usa l’arroganza come strumento di lotta politica, e che non ha senso dello Stato e delle Istituzioni, ricordiamolo, nate per servire il bene comune.

Il vero cambiamento non ci sarà nei partiti, né nella classe politica, ma ancora una volta dovrà partire dalla società civile che ha ancora risorse per progettare un Paese non legato a schemi passati ma aperto al futuro, innovativo, e soprattutto capace di dare senso ad una unità europea e planetaria.

25/02/2018 – Verso le Elezioni

  • Manca una settimana al voto.
    Il clima avvelenato ha fatto emergere come al solito gli slogan, i difetti degli altri, le protervie, gli insulti, le geometrie impossibili delle promesse, le idiozie e le imbecillità, mescolate dai leader del momento che pensano di essere già seduti sullo scranno del potere.
    Mi permetto di chiedere e di dare valore all’umiltà che aiuterebbe molto a guardare alle sfide vere del futuro dinnanzi a noi, cercando di pensare e di progettare un nuovo modello di convivenza civile e democratica. Abbiamo bisogno di politici che pensano, progettano e attuano e non di chiacchiere per la salvaguardia della sedia parlamentare.
    Mi pare necessario e fondamentale partecipare e andare a votare con senso di responsabilità e intelligenza guardando prima di tutto al bene comune e ai reali bisogni di chi ha meno. La politica serve per regolare la vita verso il bene possibile di tutti e di ciascuno. Non possiamo mai rinunciare a questo. Non mi interessano i dibattiti rispetto a come votare ma ai contenuti di chi si vota senza farsi prendere dagli slogan. Non esiste un male minore né un partito, un movimento migliore, né una lista migliore.
    Valutiamo con coraggio il cambiamento e la capacità di fare ragionamenti alti profondi. Guardiamo all’identità di quello che siamo e cerchiamo di non essere dei disillusi. C’è sempre una speranza che sconfigge l’impossibilità che le cose possano cambiare. Giudichiamo i candidati soprattutto se hanno una professione prima di servire il Paese e di chiedere a loro al massimo due mandati.i

22/10/2017 – Perchè sono andato a votare.

Perché sono andato a votare?

Il referendum promosso in Veneto, impropriamente indicato come referendum sull’autonomia, ha chiesto ai cittadini di esprimersi su un interrogativo semplice nella formulazione, carico più di valenza politica che di sostanza.

VUOI CHE ALLA REGIONE DEL VENETO SIANO ATTRIBUITE ULTERIORI FORME E CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA?

Parliamo di forme e condizioni particolari di autonomia, quelle previste dall’art. 117 della nostra Carta Costituzionale. Non si parla se non di questo.

Ritengo sia legittimo poter aspirare a forme o condizioni di autonomia. Queste forme e condizioni hanno senso se servono a migliorare la condizione di vita dei cittadini, non certo a renderli più egoisti, perché questo metterebbe a repentaglio il valore di essere comunità di cittadini, prevista dalla nostra Costituzione. C’é nell’essere cittadini un principio fondamentale che soggiace a qualsiasi riflessione seria sulla questione del valore della cittadinanza. Si é cittadini se si é membri di una comunità dove abbiamo acquistato il nostro titolo, di cittadini appunto, sulla base di una condivisione e di un riconoscimento di un bene che supera il nostro potere personale.

Fatta questa necessaria premessa perché é legittimo avere forme e condizioni di autonomia? Perché le forme e condizioni di autonomia ci responsabilizzano nella gestione di quello che é il bene comune, il bene di tutti e di ciascuno, il bene che é indivisibile.

Ciò detto il tema dell’autonomia é un tema molto serio che non si può banalizzare con gli slogans da qualsiasi parte essi vengano. Perché autonomia vuol dire responsabilità. E responsabilità vuol dire dare una risposta ad un impegno e ad una domanda condivisa. Non si può banalizzare questo.

Il Veneto é schiacciato da due Regioni territorialmente attigue che godono di una maggiore autonomia. Tanto é vero che ci sono molti comuni che ambirebbero passare al Trentino o al Friuli. Per motivi comprensibili e variegati.

Esiste poi un problema serio che riguarda il rapporto tra Stato e Regioni che andrebbe regolato con maggiore attenzione e non con superficialità. Dobbiamo anche dire che molto spesso sia lo Stato, sia le Regioni non sono in grado di dare risposte a quelle che sono le domande dei cittadini. Chi pensasse che l’autonomia del Veneto fosse legata a forme di centralismo territoriale, farebbe un gravissimo errore. E non occorre che il centralismo sia a Roma, Venezia, Milano, Palermo o qualsiasi altro capoluogo di Regione.

Qualcuno ha suggerito che più che fare un referendum sarebbe stato utile una trattativa con lo Stato. Questo può essere vero. Ma bisogna che ci sia una modalità ed una legittimazione a farlo da entrambe le parti. Bisogna che ci siamo risposte e non buone intenzioni dall’una e dall’altra parte. E qui entriamo su un tema delicato. Sono capaci di fare questo le attuali forze politiche e di governo, centrali e regionali?

Temo che il vero problema sia questo più che mettere in atto una autonomia e una responsabilità conseguentemente seria. Il resto sono solo chiacchiere da bar, con tutto il rispetto per i bar.

Leviamomi dalla testa l’idea che si è votato in un referendum, come qualcuno pensa, per esempio, per cacciare gli immigrati oppure che non si va a votare perché il referendum “vorrebbe cacciare gli immigrati”. Se qualcuno ha pensato a questo è semplicemente entrato in una logica non oggettiva. Anche il tema degli immigrati è serio. Per favore non banalizziamo con gli slogans.

E poi abbiamo capito veramente che l’autonomia va coniugata con la solidarietà, la sussidiarietà, l’efficacia e l’efficienza. Lo Stato e le Regioni e oserei dire tutte le amministrazioni locali dovrebbero fare delle serie riflessioni a tal proposito.

Io sono andato a votare perché credo ad un certo tipo di autonomia, una autonomia seria, una autonomia di responsabilità che coniuga valori e non egoismi. Perché con gli egoismi il passaggio successivo sarà esasperare i conflitti. E di questo i nostri avi hanno già vissuto tragedie immani nel corso del ‘900.

Basta con gli egoismi, gente veneta! Viviamo in pace, per favore, e costruiamo, come siamo sempre stati capaci, comunità che vedono nell’altro una risorsa e costruiamo una autonomia fatta di valori e non di stupidità.

01/06/2017 – La fretta

Nelle ultime due settimane sembra che il mondo della politica italiana si sia improvvisamente rianimato ed abbia trovato in quattro e quattr’otto la soluzione alla riforma della legge elettorale ed anche una accelerazione addirittura all’avvio della campagna elettorale. Si sentono circolare già date precise.
I cittadini “normali” si chiedono che cosa possa essere successo in quindici giorni per assistere ad una così rapida soluzione di problemi, irrisolti da anni e spesso frutto di colpi di maggioranza poco comprensibili, in un ottica che favorisca una vera partecipazione alla vita politica del nostro Paese.
Si scopre che il sistema applicato in Germania sembra essere la soluzione dei problemi. Chi scrive da tempo sostiene che questo rappresenta probabilmente un modello da prendere in seria considerazione, tenuto conto della geografia del sistema politico italiano, che non da ora, qualcuno (Aldo Moro in primis) aveva indicato come un sistema bloccato e incapace di una alternanza reale tra maggioranze nel governo del Paese.
É vero che il sistema maggioritario adottato a partire dal referendum Segni del 1988 ha dato dei risultati con la Legge Mattarella. Tuttavia le varianti a quella riforma, quella Calderoli e l’Italicum, hanno generato non solo problemi di assetto politico ma l’unico risultato che hanno prodotto é stato una verticale caduta della partecipazione politica alle elezioni, fatto salvo il referendum costituzionale del 2017 che ha portato alla fine ingloriosa del Governo Renzi.
Quello che preoccupa in questo frangente é la fretta. Mario Calabresi nel fondo di Repubblica di ieri (31 maggio) sottolinea i pericoli della fretta che mi sento di condividere. La fretta é il peggior nemico non solo del piacere ma del volere.
Le forze politiche, tutte, sono incapaci di fare una seria revisione del loro modo di stare nella vita politica di questo nostro Paese. Siamo riusciti a produrre una extra “parlamentarietà” dei leader politici, una classe politica che di fatto appartiene per la maggior parte alla burocrazia dello Stato (quanti hanno un lavoro proprio che li renda autonomi dalla politica?), una incapacità di guardare al Paese nel medio lungo periodo, un distacco abissale tra i governi e la gente comune (anche a livello regionale e comunale), una politica esclusivamente legata al culto dell’immagine e, potremmo continuare …
Non gloriamoci del fatto che siamo in buona compagnia con altre realtà in Europa e nel mondo e nemmeno giochiamo con la fatua speranza che si possono utilizzare i nuovi media per avere lo scettro del comando.
Più umiltà per favore! per costruire democrazia!!!

9/5/1978 – 9/5/2017

Il 9 maggio 1978, 9 maggio 2017. Una data che non riesco a dimenticare e che ha segnato la mia giovinezza e il mio sentire per la Politica con la P maiuscola. Il 9 maggio del 1978 ero a Napoli al corso neoassunti alla Banca Commerciale Italiana.
L’annuncio costernato del nostro istruttore é quello che ricordo. Senza tante parole ci ha comunicato che era stato trovato il corpo senza vita di Aldo Moro. 55 giorni di notizie e di attese. La tragedia del terrorismo aveva prodotto un martire, una persona buona che ha servito l’Italia con un pensiero lungimirante.
Cosa si poteva dire di fronte alla violenza? L’unica cosa che si poteva dire e si può dire che bisogna rispondere combattendo il male con il bene e l’amore.
Politicamente il sacrificio di Aldo Moro mi ha fatto capire che la Politica non é sporca. É chi la infanga con la violenza, con il potere fine a se stesso, che la rende sporca. E come é la forma più alta di carità, così può diventare la forma più aberrante.
Qualche giorno fa Papa Francesco ha ricordato a noi, dell’ACI, che bisogna avere il coraggio di credere e vivere la Politica con la P maiuscola. E credo che questo sia, per me, l’unico senso che può avere in questa società, in questo nostro mondo, la Politica.