“In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».” (Matteo 12,1-8).

“Misericordia io voglio e non sacrifici”: é questo il passaggio centrale e sostanziale dell’Evangelo di oggi.

La questione di fondo che Gesù affronta con i farisei riguarda che cosa significa vivere il sabato e come vivere questo giorno dedicato al Signore, per imitarlo e riconoscerlo.

I farisei che sono persone coscienti dell’obbligo di rispettare il sabato contestano il fatto che i discepoli di Gesù mangiano le spighe passando per un campo perché presi dalla fame.

É Gesù che prende le difese dei discepoli, e riprendendo alcuni passi della Scrittura, ricorda alcune palesi violazioni, ben più gravi, di quelle dei discepoli stessi.

Alla fine la questione è semplice. Il sabato è per l’uomo o l’uomo è per il sabato?

Gesù risponde con il passaggio centrale dell’Evangelo descritto all’inizio. Il Signore non è il D-o che chiede solo i sacrifici per onorarlo. É un D-o che guarda il cuore dell’uomo e anche se sbaglia lo perdona. È un D-o misericordioso.

Questo significa che il Signore non è solo compassionevole, pietoso, che perdona. É un D-o che è vicino all’umanità, tanto vicino come una madre incinta, al punto che il suo cuore si impietosisce e dimostra fedeltà, pur nella fatica umana e negli errori e i peccati che l’uomo commette.

L’insegnamento di oggi quindi è di cogliere la fedeltà del Signore, il suo voler bene a noi, nonostante tutto.