Gv 13,31-36

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

 

Che l’essenza della fede sia tutta qui, nelle letture di oggi degli Atti e del Vangelo di Giovanni?
Mi affascina la sequela letta da questa prospettiva e dalle espressioni che ha scelto la liturgia di oggi.
Fede è affidamento, come ricorda sempre papa Francesco, quell’affidamento che fa sì che il nostro cuore non sia turbato nemmeno in mezzo alla tempesta, non perché siamo ingenui o folli, ma perché percepiamo che Lui è sempre lì.

(“Dio ti ama! Non dubitarne mai, qualunque cosa ti accada nella vita. In qualunque circostanza sei infinitamente amato (…) Guarda la sua croce, abbracciati a lui, lasciati salvare …” dice Papa Francesco nell’esortazione apostolica Christus vivit).

Dobbiamo, dunque, avere fede in Dio e in Gesù (nelle opere e nei segni che ce ne fanno percepire la
presenza) e invocare lo Spirito, quando da soli non ne siamo capaci. Possiamo rimanere saldi nella fede perché Lui, risorgendo, è già andato a prepararci un posto. Non importa quale (questa la domanda dei due discepoli, a destra o a sinistra di Gesù?) e come sarà il nostro posto, ciò che conta è che sarà al suo fianco e questa è la grande promessa: “abitare nella sua casa, tutti i giorni della mia vita” per gustare questa bellezza, “gioia piena alla sua presenza, dolcezza senza fine alla sua destra”.

Cosa ci dà questa certezza? Non solo la resurrezione di Gesù, ma il fatto che Lui ci abbia detto “Io sono la via, la verità e la vita”. Lui ha tracciato il modello perché noi possiamo avere una vita piena fin da ora, vivendo a sua immagine. Gli apostoli negli Atti compiono gli stessi segni che operava il Maestro, vivono nell’imitazione di Gesù e questo è chiesto anche a noi: cercare ogni giorno di vivere alla luce della Sua Parola.

È un’impresa ardua, ma non siamo soli, dicono Atti 28,11-16 oggi. Paolo, fatto prigioniero a Roma, non è solo: la comunione con la comunità può alleviare le sue sofferenze e sostenere il suo cammino. Anche noi dalla prossima domenica (secondo la sensibilità e le possibilità di ciascuno) possiamo risentire viva la presenza della nostra comunità e accogliere il dono dell’Eucaristia, vita per la nostra vita, insieme ai fratelli.

Dal Salmo 148

Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell’alto dei cieli.
Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.
I re della terra e i popoli tutti,
i governanti e i giudici della terra,
i giovani e le ragazze,
i vecchi insieme ai bambini
lodino il nome del Signore.
Perché solo il suo nome è sublime:
la sua maestà sovrasta la terra e i cieli.
Ha accresciuto la potenza del suo popolo.
Egli è la lode per tutti i suoi fedeli,
per i figli d’Israele, popolo a lui vicino.