“Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato.” (Luca 18,9-14).

La parabola raccontata da Gesù va collocato nel contesto delle incomprensioni con le autorità religiose.

Gesù sottolinea il diverso modo di rivolgersi al Signore nella preghiera. Il fariseo usa disprezzare gli altri.  Il pubblicano al contrario è rattristato e contrito tanto da chiedere il perdono per i suoi errori.

Perché avere la presunzione di essere nel giusto e disprezzare gli altri? Questo interrogativo, che motiva la parabola raccontata da Gesù, mette in luce una difficoltà di fondo che ci appartiene. Facciamo fatica a vedere l’altro migliore di noi. Pensiamo, ed è inutile nasconderlo, di essere migliori degli altri.

Al contrario non riusciamo a cogliere la tenerezza di D-o: “poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocàusti” (Osea 6,1-6).

Quello che conta è riscoprire ogni giorno il valore dell’umiltà che è alla base dell’amore e della misericordia. E riconoscere la presenza del Signore attraverso la sua tenerezza.

Cerchiamo in questi giorni di vivere la tenerezza e di ritornare al Signore con semplicità di cuore.