“Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. “ (Matteo 20,20-28)

La improvvida domanda della madre dei figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, sembra a prima vista una pretesa fuori luogo. Tuttavia forse la madre di Giacomo e Giovanni non fa una richiesta tanto insensata. Probabilmente ha  capito che davvero Gesù era il Messia, il Figlio del D-o vivente, in cui ha sempre sperato.

Quello che ci colpisce nell’Evangelo di oggi e che ci immerge nella presenza di un apostolo tanto fedele al Maestro quanto fedele al suo percorso di fede, sono due aspetti sottolineati da Gesù alla madre di Giacomo e ai suoi discepoli.

Anche Gesù si sottomette alla volontà del Padre. Questo ci fa capire l’unicità di D-o. I volti di D-o lo rendono “uno”. Il fatto che Gesù ci dica questo ci fa capire davvero che il mistero di D-o, che si è fatto uno di noi, non ci impedisce di ricapitolare che D-o resta un mistero e che D-o si manifesta  nei modi più impensati perché è l’Altissimo Signore del cielo e della terra. Dobbiamo avere timore di questo.

Il secondo aspetto che Gesù sottolinea ai discepoli è il piano nel quale D-o stesso si pone nel vivere la sua umanità. Non é un piano di potenza ma di servizio. In questo passo evangelico c’è uno stacco che non è irrilevante. Quando Gesù afferma che i governanti dominano sulla gente, fa presente che anche la politica, le istituzioni, i governi sono concorrenti della religione. La differenza che Gesù sottolinea è il fatto che il servire è nella logica di D-o.

Sono pensieri questi che scardinano i benpensanti della fede.

Il nostro compito è quello di riconoscere l’oltre di D-o e di riconoscere che possediamo “un tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio” (2ª Corinzi 4,7-15).