“Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.” (Matteo 10,37-42).

L’Evangelo di questa domenica, giorno dedicato al Signore, è l’ultima parte di uno dei discorsi di Gesù dedicati ai discepoli e incentrato sul significato della sequela.

Gesù pone tre importanti aspetti per spiegare che cosa significa seguire il Signore.

Il primo riguarda la libertà. Seguire il Signore, essere discepoli annunciatori della buona notizia, richiede la capacità di essere liberi, addirittura liberi dai legami più stretti, quelli che la famiglia. Non è una libertà imposta, ma una libertà necessaria per accogliere la presenza del Signore in noi.

Il secondo riguarda il donare. Dare la propria vita, significa donarla con gratuità, perché il donare è il segno distintivo di amare la vita. Il dono più semplice è quello di generare la vita, di diventare creatori. Ma ci sono tanti modi di generare vita. Pensiamo a chi si dedica agli altri, a tutti coloro che si prestano nella cura di un bambino, di un anziano, di un malato, di una persona depressa. A volte c’è pure chi sacrifica la propria vita, nel martirio.

Il terzo riguarda la piccolezza, il donare ai piccoli. Donare un solo bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli, é sufficiente per capire che cosa vuol dire seguire il Signore. Matteo ce lo ricorderà nel capitolo 25, ricordandoci in che cosa saremo giudicati.

Sono tre suggerimenti per accogliere il Signore nella nostra vita ed essere suoi discepoli.