“I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».” (Matteo 2,13-18).

Quello che si compie a Betlemme non é altro che un genocidio di bambini, per l’idiozia del re Erode che si sente defraudato del titolo di re da un bambino di nome Gesù.

Il brano evangelico di oggi ci racconta la fuga di Giuseppe, Maria e Gesù in Egitto. E questo perché Giuseppe, ancora una volta, sogna, sogna un pericolo per la sua famiglia e fugge in Egitto.

Quanto importanti sono i sogni di Giuseppe. Potremmo dire che sono fondamentali. Prima per accettare di sposare Maria, adesso per scappare da un grave pericolo.

Ma cosa comporta questo fuggire? Comporta uscire dalla propria terra, essere in balia degli altri. Ma l’Egitto rappresenta il diventare forestieri, lontani dal proprio mondo.

Chiediamoci noi oggi di questo Natale che cosa resta? Abbiamo sperimentato in questi giorni dopo Natale il martirio, lo smarrimento ed oggi la lontananza. Che cosa resta di questo Natale. Siamo capaci di ancorarci al Signore in tutte le situazioni, anche quelle più difficili?