Luca 8, 34-39

Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono dal Signore Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura.

Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura.

 

Egli, salito su una barca, tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te».

 

E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.

 

 Colpisce come ci viene proposta la Parola di oggi. Inizia e finisce con qualcuno che va e annuncia. I primi scappano dalla scena, impauriti e forse arrabbiati per quanto accaduto. Ma cos’è accaduto per loro? Su cosa si focalizza la loro attenzione?

I demoni, che Gesù mandò via dal ragazzo, si impossessano dei loro maiali, animali impuri, che subito assumono atteggiamenti controversi e si gettano dal burrone, morendo in mare. È qui l’attenzione dei mandriani: su quanto il male può alimentare il male. E quanto questo, se la nostra concentrazione rimane focalizzata lì, si può ripercuotere sulle nostre vite.

I mandriani non colgono la bellezza dello Spirito Salvatore, ma rimangono incentrati sulla loro povertà.

Il male li ha resi ancora più poveri: possedevano delle mandrie che non posseggono più. Il loro sentimento, senza volgere lo sguardo verso il Signore, non può essere altro che di PAURA.

La conversione, la vera libertà dal male, richiede delle rinunce. Ci chiede di cambiare la nostra vita, di uscire da certe zone di comfort. Può anche chiedere di porre in questione certezze a cui eravamo abituati. Spesso siamo consci del male che certe volte abita la nostra vita, ma non vogliamo liberarcene, perché ci fa comodo, o ci fornisce delle scuse, o richiederebbe fatica.

La scena si conclude poi con l‘uomo salvato dai demoni, che innumerevoli volte si sono impossessati di lui. L’atteggiamento del ragazzo trasmette calma e il suo primo desiderio è di stare vicino a Colui che l’ha salvato. Il Signore però lo congeda e gli consegna una missione: testimoniare con la sua vita quanto grande è l’amore di Dio per gli uomini. 

Questo messaggio non è arrivato nel cuore dei presenti attraverso il miracolo che si è compiuto davanti ai loro occhi ciechi, ma può arrivare alle persone che lasciano uno spiraglio d’ingresso ad una fede, grazie a coloro che hanno vissuto l’Amore grande di Dio e che hanno il coraggio di proclamarlo a gran voce. 

A distanza di duemila anni, non siamo così diversi dalle persone che ha incontrato l’uomo liberato dai demoni.

 

– Il mio sguardo dove si posa nella scena? Verso la sterilità del male che conduce gli uomini verso un sentimento di rancore nei confronti di Gesù o verso la strada piena di speranza che attende l’uomo che si mette in cammino?

– Riconosco alcune mie debolezze, certe abitudini che faccio o ho fatto fatica a cambiare?

 

Rendiamo grazie Signore per coloro che tramite la loro vita spesa nella carità testimoniano la vastità dell’amore del Signore e alimentano la nostra incredula fede. 

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