“Li condusse in disparte su un alto monte, fu trasfigurato davanti a loro e il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.” (Matteo 17,1-9)
Molto bello e molto particolare l’episodio della Trasfigurazione, una delle mie “feste” preferite, perché anticipo della conoscenza vera di Dio e quindi della gioia del Paradiso, inoltre come ricorda la seconda lettera di Pietro, “non siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma siamo stati testimoni oculari della sua grandezza” (2Pietro 1, 16), ovvero la nostra fede si basa su fatti realmente accaduti che danno lo slancio per credere e vivere una vita nuova. Se non fosse per quella parola “oculari”, credo che anche noi potremmo dire la stessa cosa, perché in realtà, quante volte con i nostri occhi assistiamo a vite trasformate? Nel nostro piccolo, penso proprio che ciascuno di noi è stato testimone diretto o indiretto di persone sul cui volto brilla il Volto di Dio. È il volto di chi ha visto il Signore e vive per Lui. L’esperienza della Trasfigurazione –unica, di Gesù- in parte dice qualcosa anche di noi, altrimenti Dio resterebbe inaccessibile, invece Gesù ha chiamato Pietro Giacomo e Giovanni per condividere con loro sofferenze e gioie. La Trasfigurazione sarà comprensibile veramente solo dopo il dolore della Croce (un richiamo alle vesti candide dei santi dell’Apocalisse, lavate dal sangue del martirio), perché non c’è vera gioia se non nella Pasqua di Resurrezione del Figlio, dove di nuovo emerge quel rapporto di Padre-Figlio accennato oggi nella liturgia: “Io sarò per lui Padre ed egli sarà per me figlio” (Ebrei 1,5), confermata dalla voce dal Cielo sul monte “Questi è il figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Matteo 17,1-9).
Un’unica nota amara, ma molto concreta e reale: dopo aver vissuto grandi esperienze, anche di ritiro spirituale, di incontri belli fatti in nome di Gesù, dopo un evento che ci ha fatto aprire un pochino di più gli occhi su Dio, talvolta la nostra tentazione, come quella degli apostoli (“Signore, è bello per noi essere qui!” Matteo 17,4), è di tornare indietro al ricordo, restare, invece occorre andare alla vita quotidiana, l’unica vita che ci è data, ma con lo stile della condivisione della gioia vissuta e provata! Gesù sempre “si avvicina”, compie un gesto di concreta vicinanza “li tocca”, rassicura i suoi “Alzatevi e non temete” (Matteo 17, 7)
Per quel che ci è possibile, impegniamoci a essere testimoni oculari di “piccole trasfigurazioni quotidiane”, cerchiamo occasioni di Grazia che il Signore ci offre per cambiare la nostra vita, innanzitutto! Chiediamo questo dono nella preghiera e nella contemplazione silenziosa.

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