“Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». ” (Giovanni 10,31-42).
Sono paradigmatiche le parole che leggiamo nell’Evangelo di Giovanni di oggi. Sono parole che scolpiscono l’essenza del messaggio che Gesù ci consegna. Egli testimonia il totale affidarsi al Signore.
I Giudei non credono alle parole di Gesù perché egli si fa D-o. In verità la loro cecità é totale. Parlare di D-o o compiere le opere non sposta la dimensione che i Giudei conservano della presenza del Signore nella vita. Conta solo uno schema prefissato della presenza di D-o.
Gesù tenta di far capire che é perfino disponibile a rinunciare a se stesso a condizione che almeno i Giudei non credano che D-o c’é ma che D-o é in noi. Io sono nel Padre e il Padre é in me, è questa la sintetica ed efficace espressione di fede nel D-o dell’amore.
Solo l’amore é fusione dei cuori e delle menti. Se il’Altissimo per creare l’uomo ha fatto spazio, separando e generando vite, in Gesù riunisce tutto nell’amore.
L’amore, l’amare é opera di congiunzione, come quando due mani si uniscono, quando un uomo e una donna abitano gli stessi sentimenti.
Proviamo a pensare a tutte le occasioni che generano unione nell’amore. É un modo questo per prepararci alla settimana santa che contempla la sofferenza, la morte ma soprattutto la resurrezione nell’amore di D-o per ciascuno di noi.

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