“In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti».” (Marco 6,14-29).
L’Evangelo di Marco che la liturgia di oggi ci propone, racconta gli avvenimenti che hanno riguardato l’uccisione di Giovanni Battista da parte del Re Erode a causa di Erodiade.
Questo racconto é inserito all’interno della missione dei settantadue Apostoli da parte di Gesù e il grande miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Erode é costernato: pensava che con la morte di Giovanni Battista si fosse chiuso un ciclo. Invece scopre che c’é Gesù che ha una presenza ancora più forte. Erode crede che Giovanni Battista sia risorto. Gesù é tanto famoso che perfino lo scambiamo per il profeta Elia.
In poche righe dell’Evangelo si fa memoria dei grandi profeti d’Israele.
La fine di Giovanni Battista é cruenta e frutto della stoltezza umana legata alla vendetta più becera. Nello stesso tempo la storia di Giovanni ci indirizza verso la fatica dell’annuncio quando si hanno di fronte persone non solo dal cuore indurito ma anche persone del tutto incapaci e prive di qualsiasi umanità, perché governate dal male.
La missione di annuncio tiene conto anche di questi esiti di grande tristezza. Tuttavia Gesù nonostante tutto persegue caparbiamente la sua missione.
L’Evangelo di oggi ci invita a riflettere sul senso della missione e sulla nostra capacità di diventare ogni giorno persone che non rinunciano al proprio servizio per quel briciolo di fede che ci anima dentro di noi.

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