“Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.” (Giovanni 2,13-22).

É una profonda verità quella di dire che il Buon D-o si adora in “spirito e verità” perché questo smonta un po’ le velleità di noi umani di voler per forza cristallizzare la presenza di D-o in un luogo.

E a illuminare questa affermazione ci aiuta l’Evangelo di Giovanni che oggi ascoltiamo nel giorno in cui la chiesa fa memoria e festa della dedicazione della Basilica Lateranense.

L’Evangelo ha due sequenze: la prima è la cosiddetta cacciata dal Tempio dei mercanti. La seconda é il dialogo (lo scambio di affermazioni) tra Gesù e i Giudei riguardo la necessità che Gesù si manifesti con dei segni per capire l’autorità di Gesù.

Che cosa afferma Gesù in questo contesto?

Innanzitutto il Tempio non è un mercato, non tanto perché il mercato non abbia senso, quanto piuttosto perché il Tempio è stato costruito per onorare D-o, per pregare, per ascoltare la sua Parola, per rispettare l’alterità che il Signore è.

Gesù però afferma un’altro aspetto, ancora più profondo. Il Tempio è il suo corpo, il corpo di Cristo. Il Figlio di D-o, Gesù il Cristo, che è nostro Signore e nostro D-o, è Tempio dello Spirito di D-o.

Il Tempio è quindi il luogo in cui riconosciamo, costruiamo, custodiamo la presenza del D-o della vita, nella preghiera, nella Parola, nel rispetto.

Tutto questo però non ci esime dal fatto che il Buon D-o lo possiamo riconoscere non solo nel Tempio, ma in ogni persona e in ogni luogo dove cresce il bene, il dono, l’amore, la misericordia, la solidarietà, l’altruismo. E il nostro stesso corpo può essere anima della presenza di D-o.