Gv 4, 19-24
In quel tempo. La donna Samaritana dice al Signore Gesù: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».


Il brano di oggi ci propone due verbi interessanti su cui soffermarci.
Il primo è conoscere. Come posso stare con Dio, vivere in relazione con Lui, essere testimone della Sua Parola, se non c’è una conoscenza?

Il percorso di fede deve crescere con il diventare uomo e donna, così come cambiamo il tipo di scarpe da un’età all’altra. Se a 40 anni andassimo in giro con le Lelli Kelly non saremmo credibili! Così è per la fede: se sono adulto ma la mia conoscenza del Signore è rimasta quella che avevo alle elementari quando frequentavo il catechismo, non posso essere credibile agli occhi del mondo.

Il secondo verbo è adorare. Ad- orare significa “rivolgersi con preghiere”, ma anche “rendere culto alla divinità, o comunque a esseri divinizzati”. Domandiamoci: nella nostra vita chi adoriamo? Ci sono degli “esseri divinizzati” importanti per noi? A chi ci rivolgiamo con preghiere?

Ma oltre a chiederci chi adoriamo, Gesù ci invita a soffermarci sul dove adoriamo, oggi nel giorno della dedicazione della basilica di S. Giovanni in Laterano, cuore della Chiesa universale e romana, dopo la basilica di S.Pietro.
Con la venuta di Gesù, Dio viene ad abitare personalmente in coloro che custodiscono la sua Parola e vivono in grazia. Dio dunque lo si incontra dentro di sé, dentro il proprio cuore. Con questo il Signore non abolisce il culto esterno. Ma tutto quello che si fa esternamente -canti, riti, cerimonie, luoghi, lingua.. – tutto deve essere ordinato a rendere più perfetta la comunione con Dio dentro il proprio cuore.

Chi porta dentro di sé il Signore lo si riconosce immediatamente: lo si capisce dallo sguardo profondo, dagli occhi pieni di luce. Quando passa lascia il profumo che sa di buono, quello stesso profumo con cui veniamo segnati sulla fronte il giorno del nostro Battesimo.