Giovanni 17, 11-19

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.

 

 

Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura.

 

Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

 

 

Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

 

Consacrali nella verità. La tua parola è verità.

 

Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità»

 

Ecco un altro brano della “preghiera” di Gesù, salutando i suoi discepoli, che stiamo incontrando nella liturgia da qualche settimana.

Immagino lo sguardo, i moti dell’animo in questo momento prima della Passione: fra tutte le angosce umanamente possibili, emerge forte un senso di tenerezza e cura di Gesù verso tutti gli uomini incontrati, amici compresi. Cerco di immedesimarmi nella scena, pensando ai miei studenti di Quinta in questo ultimo mese di scuola: so che alcuni non li rivedrò più, forse, e auguro per loro tutto il bene possibile, nonostante tutto le tribolazioni che magari mi hanno fatto passare…

Ed ecco questo messaggio di speranza e affidamento al Padre!

“custodiscili”: si ripete almeno due volte, volgendosi direttamente a D-o, “nel tuo nome” che indica la presenza provvidente e amorevole verso il popolo che D-o non abbandona mai, nemmeno nel deserto e nelle numerose prove successive o nel tradimento e infedeltà ripetute nella storia di Israele.

Gesù, come anche il Padre, non vuole che nessuno vada perduto, poiché prezioso e unico, perché ha voluto bene davvero a tutti quelli che ha incontrato. Anzi desidera per ciascuno di loro e ciascuno di noi la PIENEZZA DELLA GIOIA, che è possibile solo dopo la sua Passione, morte e Resurrezione.

Abbiamo già festeggiato l’Ascensione giovedì, noi ambrosiani: qui Gesù a parole anticipa il suo “andare al Padre” e “lasciare” i discepoli. Noi sappiamo, in effetti, che da qui passa la nostra salvezza, cioè la nostra gioia piena, la possibilità di tornare anche noi un giorno fra le braccia del Padre. Non c’è vuoto, c’è spazio aperto di libertà, per amare!

In effetti, noi NON siamo del mondo, ma siamo FIGLI DI DIO, a Lui apparteniamo, per Lui viviamo ma ci ha affidato il suo mondo, dandocelo perché a nostra volta ce ne prendessimo cura, potessimo anche noi “conservarlo” e “custodire i nostri fratelli”.

Oggi inizia la Settimana LaudatoSi’, un invito chiaro e semplice, a sei anni dalla pubblicazione dell’Enciclica, a riappropriarci della nostra terra per amarla e non per sfruttarla, per viverla come occasione unica per dare pienezza alla nostra vita, per rispondere ciascuno alla propria vocazione di essere figlio di D-o e fratello di Gesù Cristo.

Siamo consapevoli che il “mondo” – che nel Vangelo di Giovanni è ciò che segue una logica diversa da quella di D-o- sempre ci lancia sfide e prove, ma in questo compito non siamo soli perché lo Spirito di Gesù è sempre con noi!

 

Grazie, Gesù, perché non ci lasci soli, preghi per noi e hai dato la tua Vita perché noi potessimo avere gioia piena! Sostienici sempre nelle prove e nelle difficoltà, custodiscici nel tuo nome amorevole e misericordioso, insegnaci a vivere da Fratelli Tutti.

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