“Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!” (Matteo 13,1-23).
La parabola del seminatore che anima la liturgia della Parola di questa domenica é rivolta a tanta gente che tenta di ascoltare il Signore Gesù e di cogliere il significato del suo annuncio.
Gesù spiega in questa parabola agreste il senso di come la Parola si immerge nella nostra vita umana, in tanti modi, in tante condizioni.
Colpisce della parabola l’attenzione che bisogna avere per accogliere la presenza del Signore. Egli si fa trovare dappertutto. Non c’é terreno in cui egli non si presenti per portare il suo amore e la sua misericordia.
Ma l’unico terreno fecondo é quello buono dove la Parola di radica, cresce e si moltiplica. A noi é chiesto di cercare questo terreno nella nostra vita, nel nostro cuore, nella nostra mente, nel nostro corpo, nelle nostre azioni quotidiane.
Bisogna che impariamo ad essere vigilanti, attenti, dobbiamo essere sentinelle che sanno attendere l’aurora per far splendere la luce della Parola incarnata nella nostra vita quotidiana.
Dobbiamo essere germogli (Isaia 55,10-11) che spuntano quando meno te lo aspetti anche negli interstizi dell’impossibile. Perché l’impossibile di D-o riesce a spuntare perfino da ciò che é male.
In fondo la Parola che cresce nel terreno buono affonda le radici anche nelle sofferenze del momento presente (Romani 8,18-23). Pure dalla caducità della creazione possiamo ricercare la gioia di ciò che é eterno.
Chiediamo al Signore in questa domenica di essere fecondi e rigeneranti nel nostro dire, nel nostro agire.

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