Mt 9,14-15
In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero:
«Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

 

E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno». 

La relazione con Dio è una relazione d’amore e come tale va vissuta.

Quando si è innamorati non si pensa alla dieta, non si pensa a cosa rinunciare ma si vive l’irrefrenabile desiderio di stare insieme il più possibile, si vuole raccontare a tutti la gioia incontenibile che si prova, si cammina a un metro da terra! Certo è una fase, l’innamoramento, che dura
all’inizio, o comunque per un periodo limitato, e non è una condizione perenne.

Ma è importante per dare avvio all’unione, è il fuoco che scoppia all’inizio e che poi va alimentato con l’Amore.

Quando si inizia a conoscere l’altro in profondità, quando si creano attriti per diversità di carattere o aspettative non corrisposte, la tentazione è di paragonare quel momento – o periodo – di fatica con il fuoco iniziale. La frase fatidica è: “Non sei quello/a che ho conosciuto all’inizio” o ancora “Non provo per te l’amore che avevo all’inizio”. Ma i momenti di fatica, i momenti in cui si digiuna, in cui mancano la gioia e l’ebbrezza dello stare insieme, sono fondamentali perché ognuno nella coppia si conosca più in profondità e guardi con chiarezza chi è l’altro che ha di fronte.

Quanto non ci piace di questa visione non possiamo eliminarlo o cancellarlo. Occorre impastarsi l’uno nell’altro, completarsi a vicenda, diventare sempre di più un tutt’uno. Ecco perché si dice che il sacramento del matrimonio abbia in sé una forza trasformante dell’amore umano.

I frutti si vedranno solo col tempo. Come sono belle le coppie di anziani che hanno passato una vita assieme e che sono armoniose, sono salde uno sull’altra.

Così sia la nostra relazione con il Signore!

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