Mt 5, 17-19

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Nei riguardi della legge e dei precetti spesso ci sentiamo schiavi, forse ancor più in questo 2021 ci potrebbero apparire come obblighi, doveri a cui adempiere senza però cogliere davvero ciò che ci viene chiesto, senza aderirvi con la nostra libertà.
Se però, ancora una volta, ascoltiamo Gesù, subito egli traccia una strada per comprendere la validità della legge “antica”: ciò che della dottrina della Chiesa e delle sue tradizioni ci sembra estraneo e distante dalla nostra vita, necessita di trovare pieno compimento nell’oggi e nella nostra quotidianità.

In quanto credenti del 2021 ci è chiesto uno sforzo di “traduzione della tradizione”, occorre recuperare i perché e i come.
Come viviamo i precetti della legge di Dio, come una legge di libertà o come un obbligo che ci rende schiavi?

Ti loderò con cuore sincero,
quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi.
Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.
Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi.
Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti.
Con le mie labbra ho raccontato
tutti i giudizi della tua bocca.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze.
Voglio meditare i tuoi precetti,
considerare le tue vie.
Nei tuoi decreti è la mia delizia,
non dimenticherò la tua parola.

dal Salmo 118