Luca 21, 25-33

“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”

Non lasciamoci spaventare dai primi versetti del Vangelo di oggi: le descrizioni dei cataclismi cosmici (vv.25-28) sono espressioni iperboliche a cui gli agiografi hanno fatto ricorso per presentare le grandi novità, in termini di salvezza e liberazione, portate da Gesù! Prendere alla lettera questi annunci significa fraintendere, anzi addirittura stravolgere, il loro significato (un esempio che può aiutare a comprendere questo meccanismo è costituito dal collegamento, da parte di S. Pietro, della profezia di Gioele agli avvenimenti della Pentecoste, cfr. At 2,19-21).

Questi modi di dire non annunciano un rivoluzione nel mondo “fisico”, ma il realizzarsi di un grande evento nella storia della salvezza. A cosa si riferisce il Maestro quando parla di potenze celesti che verranno sconvolte? Sono le potenze del nemico, che Gesù vide cadere dal cielo come folgore durante la predicazione dei discepoli (cfr. Lc 10,18-19).

Molto efficace è anche la parabola del fico, riportata nei vv. 29-33. Il fico, in Israele, è l’ultima pianta a mettere i fiori, pertanto davanti ad esso le considerazioni possibili sono due: o è una pianta morta, dalla quale non ci si può attendere più nulla, oppure lo si può prendere come segnale sicuro dell’arrivo della bella stagione (la sua fioritura rappresenterà l’estate alle porte!).

Questo sguardo fiducioso, si fonda su una lettura della vita che, andando oltre le negatività dell’oggi, possiede la certezza che sia in atto un inarrestabile processo di bene, di “vita buona”.

 

Perdonaci, Signore, se abbiamo investito tutto nel mondo presente e finiamo per vedere con terrore il crollo dei suoi beni e delle sue attese. Aiutaci a ribaltare questa tendenza per investire nei beni del cielo, così da veder giungere la felicità eterna.