“Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.” (Matteo 5,17-37).

Il lungo brano evangelico di Matteo che é al centro della Parola di questa domenica, segue il cambio di prospettiva presentato da Gesù nelle Beatitudini.

La prima parte che ascoltiamo é la spiegazione concreta del significato delle Beatitudini che, va ricordato, riguardano l’impegno di ogni credente in Gesù Cristo, ma sono l’espressione tangibile di come D-o è presente e di con D-o agisce.

Gesù non è venuto e non ha proposto un’altra alleanza. É venuto a completare la Legge e i Profeti. Anzi la semplice violazione anche di un minimo dei precetti pregiudicherà l’incontro pieno con il Signore.

Gesù non contesta la Legge e i precetti derivanti dalla Legge di Mosè. Afferma che se non si sarà capaci  di superare la giustizia dei farisei, anche nelle cose piccole, non si entrerà nel regno dei cieli.

In sostanza la presa di distanza di Gesù dai farisei e dagli scribi é legata al loro comportamento.

Nel resto del brano evangelico che segue, Gesù indica la logica della sua predicazione. Non si tratta di non uccidere, né di dare dello stupido a qualcuno, etc. ma semmai

Gesù chiede ai suoi discepoli di vedere un oltre, un di più.

Quello che meditiamo nella parte centrale e finale dell’Evangelo riguarda ciò che potremo definire una serie di anatemi che indirizzano ad una stile di vita e di fede che guarda oltre il buonsenso. Cerchiamo davvero di imitare nella concretezza della vita quotidiana la straordinaria Parola che Gesù ci rivolge in questa domenica.