“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».” (Luca 9,22-25).

L’Evangelo di Luca che oggi meditiamo contiene due linee conduttrici fondamentali per la nostra vita di credenti, per il nostro cammino di vita spirituale.

La prima riguarda l’amore verso Gesù, il Figlio del D-o vivente, che ha preso su di sé il peso dei nostri errori umani, dei nostri peccati, attraverso il morire e ci ha donato la vita risorgendo.

La seconda linea conduttrice è il prendere, a nostra volta, la sua croce e perdere la nostra vita per guadagnare la salvezza eterna, cioè accettando di lasciare tutti i vantaggi e i guadagni umani per una dimensione più grande che è vivere nel Signore.

Questa Parola che accompagna i nostri pensieri è tracciata con molta precisione da Mosè nel passo del Deuteronomio (Dt 30,15-20): “Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe”.

Seguire Gesù, prendere la sua croce, significa quindi amare la vita al punto di avere il coraggio di perderla per donarla, di lasciare le cose attraenti di questo mondo per accogliere l’essenziale che è l’Altissimo Signore.

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